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Incontro con il panico

Come ci si potrebbe identificare

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Non userò per quanto possibile una terminologia “medica” bensì cercherò di esprimermi da paziente, da malata, lasciando agli esperti l’uso appropriato dei termini medici specifici.
La prima volta che ho avuto un attacco di panico avevo 19 anni e stavo guidando. Eravamo in estate ed io stavo tornando a casa per pranzo.
Ricordo che faceva molto caldo, percorrevo una strada quasi disabitata e improvvisamente iniziai a sentirmi “strana”, come non mi ero mai sentita prima. Non avevo dolori ma uno strano senso di malessere stava invadendo tutto il mio corpo e la mia mente. Avevo lo stereo acceso e stavo ascoltando Ornella Vanoni (garantisco che non c’è nessuna correlazione tra la Vanoni e l’insorgere del Panico…).

Per cercare di distrarmi da quel malessere alzai il volume e iniziai a cantare a squarciagola. Inutile. Il battito era sempre più forte, il respiro sempre più affannoso ed era insorto anche uno strano dolore al petto.
Iniziai a pensare di avere un infarto e mi si proiettarono nella mente le immagini di morte più atroce. Iniziai a sudare copiosamente nonostante l’aria condizionata e non riuscivo più ad avere piena lucidità.

Ero terrorizzata ma non volevo fermarmi perché nessuno mi avrebbe soccorsa. In una manciata di minuti vidi una casa ai margini di una curva. Arrivai praticamente contro la casa e mi accasciai sul clacson. Uscirono una coppia di anziani signori che mi portarono in casa e mi fecero sdraiare. Pensarono ad un colpo di calore o ad un calo di zuccheri. Mi diedero un bicchiere d’acqua e il marito mi allungò anche un bicchierino di vino “Vedrà che questo la tira su subito signorina…”.

Se ci ripenso ora mi viene da ridere. Allora un po’ meno. Chiamai casa e mi vennero a prendere. Mi portarono dal dottore il quale immediatamente dalla sintomatologia diagnosticò un attacco di panico. Quello fu il primo attacco.