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Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire

Mi capita spessissimo, direi 9 volte su 10 che, parlando con chi soffre di panico o chi sta vicino a chi ne soffre, uno dei problemi principali sia quello della incomprensione tra chi si “impanica” e i famigliari.
Il panico è una cosa strana: soffri tanto da sentirti morire durante le crisi eppure sei sano come un pesce. Per i più questa cosa è incomprensibile e inaccettabile. Se sei sano allora non hai nulla, è ovvio. Altrimenti saresti ammalato. Non fa una piega. Invece si nascondono proprio tra le pieghe dell’ovvio verità molto diverse.
Essere sani , per come lo intendiamo vuol dire non avere problemi a quegli organi con i quali siamo maggiormente abituati a fare i conti e di cui ci preoccupiamo con più facilità: cuore, stomaco, intestino, polmoni ecc… Si fa normalmente una serie di esami infinita per indagare se vi sia o meno una malattia grave ma una volta escluso un tumore al cervello, un infarto in atto o un’altra diavoleria simile è ovvio constatare che si è sani come un pesce. Ma ci dicono che siamo ammalati.
Allora come la mettiamo? Siamo sani o no? Non possiamo essere sani e ammalati allo stesso tempo.
Invece si. Anche se questa è la scomoda verità che molti tendono a negare.

Il panico, o meglio il disturbo di panico, è una malattia, che tanta gente non vuole accettare né di avere , né di riconoscerla in un proprio caro: figlio, fidanzato o amico che sia.

Un giorno parlando con un genitore la cui figlia adolescente soffre clamorosamente di attacchi di panico mi sono resa conto di quanto lunga sia ancora la strada da percorrere affinché questo disturbo possa conquistarsi un posto nell’olimpo delle malattie “normali” e possa essere a quel punto affrontato e trattato come una qualsiasi altra malattia. L’essere accettato, per il disturbo di panico, è importante non tanto per una forma di snobismo che lo contraddistingue rispetto ad altri disturbi bensì perché a quel punto sarà tutto più semplice. Si alzerà la testa da sotto la sabbia e si smetterà di pensare ad esempio che nostra figlia non puo’ avere attacchi di panico perchè nostra figlia è normale, non è una malata di mente, che nostra figlia non è “difettosa” , non è fragile, non è inferiore agli altri, non deve andare a scoprire cosa nella sua infanzia l’ha così traumatizzata da risentirne per tutta la vita. Si smetterà anche di colpevolizzarsi forse , di pensare di essere stati dei cattivi genitori, dei pessimi educatori ecc…ecc…
Gli attacchi di panico NON decretano la normalità o anormalità di una persona, NON significano che la persona che ne soffre è fragile, debole, o malata di mente, NON sono portatori sani di vergogna.
Capire, accettare e affrontare sono i primi passi per uscire dal tunnel del panico , sia per chi ne soffre che per chi ci sta vicino quindi informatevi a fondo da chi conosce veramente il disturbo e non fatevi fuorviare da chi puo’ trarre vantaggi nel tenervi intrappolati nella rete delle bugie.
Il disturbo di panico è una malattia e si puo’ curare come e più di tante altre . Uscirne in tempi brevi dipende anche da voi, dal tempo che avete impiegato nel riconoscere ed accettare il panico come un qualsiasi altro disturbo ,affrontandolo con gli strumenti che la scienza oggi mette a disposizione. 

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