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Le neuroscienze: dalla coscienza, alle aule di tribunale e tra i banchi di scuola. Il nostro e vostro futuro...

Le neuroscienze: dalla coscienza, alle aule di tribunale e tra i banchi di scuola. Il nostro e vostro futuro.

1.Dottor Sorrentino ultimamente sempre di più si sente parlare di neuroscienze , che ruolo hanno nella nostra vita?

Ritengo che le neuroscienze rappresentino, mai come oggi, la nuova frontiera per svelare tutta una serie di incognite e di meccanismi che riguardano il funzionamento del nostro cervello. Ma anche per far decollare nel nostro Paese un nuovo linguaggio e una nuova cultura, dove finalmente la scienza possa giocare un ruolo da protagonista esercitando la sua leadership. In altri termini la scienza si deve adoperare e impegnare nella divulgazione del suo sapere affinché diventi “cultura di massa” e perché no istituzione tra le istituzioni. La neuroscienza, in quanto composta da una moltitudine di discipline e di esperienze è naturalmente candidata, come scienza che indaga e studia in modo specifico il cervello, ad essere la punta più avanzata di questo nuovo e affascinante percorso di ricerca in grado di svelare scenari inediti per la nostra vita e per la nostra esistenza.

2. Nel concreto che progressi sta facendo la scienza sulla conoscenza del nostro cervello?

Oggi le priorità assolute della scienza sono sostanzialmente due; comprendere le origine dell’universo e capire la natura e la composizione di una delle forme più complesse e sfuggenti tra tutte le forme di materia, cioè la nostra coscienza. Ancora è un mistero per noi comprendere come sia possibile che da un organo palpabile, materiale come il cervello possa nascere qualcosa di immateriale e impalpabile come i nostri pensieri e la nostra coscienza. E’ questo il “big problem”, il problema più grande e ancora irrisolto che stanno affrontando le neuroscienze, con progetti di ricerca finalizzati a realizzare nuove tecnologie per visualizzare, “ascoltare” e mappare l’organo più complesso e misterioso, il cervello umano. L’obiettivo di questi studi è di arrivare a comprendere quali circuiti nervosi sono alterati, danneggiati in alcune malattie, le cui cause precise ancora ci sfuggono, come la malattia di Alzheimer, la schizofrenia, l’autismo e tante altre. Ma anche arrivare ad utilizzare questi risultati per realizzare terapie sempre più mirate ed efficaci in grado di sconfiggere una volta per tutte malattie ancora incurabili.

3. Ho letto che le neuroscienze si stanno addentrando sempre più a comprendere come si svolgono i processi decisionali, quelli legati alla nostra capacità di scegliere e di decidere, con inevitabili ricadute nel campo del diritto, della giustizia.

A tale proposito le ricerche e i dati in possesso delle neuroscienze ci suggeriscono che per esempio il libero arbitrio così come era stato concepito e affrontato nel passato, con categorie di pensiero tradizionali ( da parte di filosofi, giuristi, teologi e sociologi) appare oggi più come una sorta di patto, contratto, convenzione sociale che va rivisto e riconfigurato alla luce dei risultati, dei dati scientifici e delle conferme che emergono. Il cammino è lungo e non è semplice modificare la cultura e la percezione legata a certi comportamenti criminosi. Negli Stati Uniti sta avanzando una sorta di neurogiustizia ,neurodiritto , ossia neuroscienziati che affiancano le giurie, i giudici, fornendo dettagli , interpretazioni e spiegazioni fenomenologiche diverse di alcuni comportamenti che tradizionalmente venivano archiviati in modo troppo sbrigativo, perché l’importante era solo stabilire il colpevole e la pena. Il contributo delle neuroscienze nel campo del diritto e della giurisprudenza è qualcosa che, oltre ad unire maggiormente le due discipline, potrà aiutare ad approfondire il funzionamento del nostro cervello. Forse , in un futuro non troppo lontano, sarà possibile ipotizzare forme di sanzionamento o di condanna diverse, dovute a una concezione nuova del concetto di colpa e di responsabilità. E’ un settore di ricerca, per intenderci, in piena evoluzione e ciò che sta emergendo è una diversa cultura della riabilitazione e del reinserimento da parte di chi ha commesso un certo tipo di reato o di crimine. 

4. Si possono aiutare i giovani ad un maggiore sviluppo della loro razionalità?

Me lo lasci dire, noi viviamo perennemente la nostra esistenza collocati ad una sorta di bivio; quello tra emozione e ragione, tra istinto e razionalità. E allora per rispondere alla sua domanda penso che possano giocare un ruolo importante la cultura, l’apprendimento , l’esperienza e l’educazione trasmessa dalla famiglia e dalla scuola. Ma anche i modelli di riferimento hanno la loro importanza, perché vengono spesso enfatizzati e proposti come modelli assoluti, rischiando di promuovere una eccessiva omologazione e conformismo che alla lunga danneggia la creatività e la capacità dei giovani di rischiare e di mettersi in gioco. E poi aiutarli affinché alcune fasi del loro sviluppo avvengano in modo armonico, evitando che assumano sostanze tossiche di qualunque natura e questo soprattutto perché il cervello, in particolare quello degli adolescenti, si trova a vivere una fase delicatissima , perché deve ancora completare quelle decisive tappe per raggiungere il suo assetto ed equilibrio definitivo. Poi lei pensi agli effetti della “rivoluzione” digitale, che hanno contribuito non poco a favorire la diffusione di comportamenti digitali; persone spinte dalla frenesia, dalla compulsione e dalla velocità di decidere rapidamente, senza riflettere troppo. Le conseguenze sono, giovani molto intelligenti e disinvolti a utilizzare le nuove tecnologie ma provvisti di minore empatia. E con poca empatia si riduce lo scambio umano, il contatto visivo e spesso viene meno anche la componente fisica della comunicazione, la percezione dell’altro.

5. Si sente spesso mettere in relazione , nei fatti di cronaca, chi soffre di depressione con certi gesti inconsulti, a volte sconvolgenti. Ma veramente chi è depresso può diventare un violento fino ad uccidere ?

Capiamoci bene, molte delle nostre convinzioni e opinioni sono frutto di suggestioni legate alla cronaca e alla narrazione di circostanze che suscitano in noi una certa impressione e sconcerto. E’ proprio infatti il modo impreciso e confuso di comunicare, che crea disinformazione, pregiudizi e luoghi comuni. Perché non aiuta certo a ricostruire l’accaduto e a comprendere bene alcuni comportamenti che ci appaiono, sull’onda dell’emozione, subito sconcertanti e inspiegabili. Ritengo di poter dire che esistono nel nostro paese, come in altri, sacche di grave disagio mentale non diagnosticato come tale, trascurato o sottovalutato che poi si manifestano in tutta loro imprevedibile violenza. Ma la depressione non c’entra assolutamente nulla. Vorrei ribadire qui con forza che chi soffre di depressione non arriva mai a compiere gesti lesivi verso gli altri, ma semmai nelle fasi di sofferenza più acuta della sua malattia può purtroppo sopprimere, danneggiare se stesso. 

6.Droghe c.d. leggere. Dottor Sorrentino, lei ha acceso un dibattito anche con il Prof . Veronesi sul tema delle droghe leggere: liberalizzazione, legalizzazione, informazione. Dov’è il centro della questione? 

La ringrazio per la domanda, perché non ci sto proprio a passare come un proibizionista. Perché non son pregiudizialmente contro la liberalizzazione e la legalizzazione della cannabis. Ma sono contro la disinformazione diffusa e la mancanza della minima cultura scientifica che, nel nostro paese, rappresenta il vero tallone d’Achille. Ritengo che si possa fare tutto, ma prima bisogna promuovere su questo tema spinoso e scivoloso, un serio dibattito scientifico per meglio orientare le scelte delle politiche sociali. Non si può, per antipatia o simpatia dire di si o di no allo spinello, perché questo è un tipico modo di affrontare la questione all’italiana. La cannabis è una droga a tutti gli effetti e negli adolescenti può dare luogo a conseguenze spiacevoli che a volte spalancano le porte a forme di disagio mentale di difficile gestione e risoluzione. Se i miei articoli e le mie opinioni serviranno a riaccendere il dibattito e un serio confronto sarei molto contento. Mi sono più volte rivolto al ministro della salute Lorenzin affinché promuovesse degli spot istituzionali, rivolti ai giovani, per informarli sui rischi che corrono assumendo precocemente la cannabis. Non amo le prediche e mi reco nelle scuole solo per dare agli studenti un’informazione scientifica fuori dalle ideologie e dalle demagogie. Ritengo che conoscere sia la forma più importante di prevenzione. Altro non possiamo fare. 

Rosario Sorrentino
neurologo

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1 Commenti

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Antonello
Intervento al TOP.
Grande Prof.
13/02/2015 10:41:54

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