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Attacco di panico. A un passo dalla libertà

«Beva…prenda questo, l’aiuterà. Non è niente, è solo un attacco di panico».
«Che cos’è…che cos’è?», chiesi agitatissima con un filo di voce, quasi agonizzante e con gli occhi iniettati di diffidenza.
«Su, beva…le farà bene, servirà a calmarla, sono poche gocce di un ansiolitico».
«Ma no…no…non ci penso proprio…non prendo questa roba…non ne ho bisogno…non sono mica una pazza che si imbottisce di psicofarmaci…».

Queste sono le prime righe del romanzo di  Rosario Sorrentino, neurologo che, per Mondadori  ha già pubblicato due saggi di grande successo :“Panico! La bugia del cervello che può rovinarci la vita” e “Rabbia”. 

E’ quindi la prima volta che Sorrentino si cimenta in un nuovo genere ma pare, anche questa volta, aver centrato l’obiettivo perchè a pochi giorni dall’uscita ha ricevuto da più parti e da giornalisti e testate importanti una più che ottima e meritata recensione.

Da ex impanicata ( anche se un impanicato è per sempre, come i diamanti…) posso dire che in quelle poche battute che ho riportato si rappresenta la storia della maggior parte di coloro che col panico hanno dovuto lottare e farci i conti. 

E’ molto interessante la scelta di Sorrentino di individuare in Laura, la protagonista del romanzo l’esempio di come il panico possa spingerci oltre i confini del nostro possibile ovvero, come lei, possa addirittura indurci  a vivere in una macchina, a ritirarci quindi in quel minuscolo recinto, sempre per usare un termine caro a Sorrentino che è il perimetro nel quale siamo confinati o rischiamo di essere cacciati dal panico se non affrontato con le giuste armi. Sicuramente il caso di Laura  è un caso estremo, l’eccezione e non la regola ma ciascuno di noi che ha vissuto sulla propria pelle il panico sa che quel recinto è esistito ed esiste e può essere la casa piuttosto che la macchina, può essere evitare situazioni ordinarie come la guida, come prendere un aereo come andare al cinema o al ristorante. La macchina è un simbolo , non è altro che quel maledetto recinto. 

La reazione di Laura poi è esemplare: la maggior parte di coloro che soffre di disturbo di panico rifiuta le cure perchè nell’immaginario collettivo ( molto poco informato) gli psicofarmaci sono per definizione farmaci riservati ai “matti”. 

Utilizzando la forma del romanzo Sorrentino sembra, con contorni noir ed eclettici, lanciarci una serie di messaggi che sono sempre e comunque messaggi positivi. Se da un lato leggere la storia di Laura e della sua vita al confino sembra volerci mettere in guardia di fronte al rischio che si corre se non ci si cura a dovere, dall’altro però, attraverso incontri importanti, momenti ad alto impatto emotivo, getta la fune  della speranza, del poter trovare, anche nei momenti più bui una mano tesa, un amore, una luce che si accende nella notte  più nera. 

Siamo tutti un pò Laura. Abbiamo tutti un pò paura della testa che sembra non rispondere più ai comandi sembra perdere  il contatto con la realtà, col cuore che ci esplode nel petto, le gambe che non ci reggono e il bisogno di chiedere aiuto, di urlare la nostra morte che si sta compiendo sotto i nostri occhi. Siamo tutti Laura quando passata la tempesta ci sentiamo sconfitti, vinti, annichiliti, senza speranza. E Laura è in tutti coloro che no, non vogliono “quei” farmaci perchè “non sono mica matti….” 

E’ un romanzo bello da leggere e da far leggere anche a chi non sa nemmeno di cosa si parli quando si parla del panico perchè attraverso una lettura piacevole, scorrevole e incalzante si entra in un mondo che per molti è il proprio, per altri è una autentica scoperta e quasi per tutti un tubù. 

Il mio personale messaggio è sempre lo stesso: lottare sempre, arrendersi mai e Sorrentino ci fornisce tra le righe qualche “pillola” per iniziare a percorre quel recinto verso l’uscita. 

Buona lettura a tutti. 


In una valutazione da 1 a 5 per me è un bel 4 che, per essere il primo romanzo che tratta un argomento spinoso credo sia un’ ottima e realistica valutazione. 







 

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