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Il nome giusto delle emozioni

Chiamiamo le cose con il loro nome…
Cioè non è che guardando un paio di scarpe (è un’altra mia ossessione lo so, lo ammetto, me ne dolgo e me ne vergogno) diciamo: “Ma che belle queste lavastoviglie!”, oppure, puntando una nuova lavastoviglie diciamo “Questa scarpa qua è esattamente quella che mi serve per lavare in piatti”.

Ecco le parole sono importanti, così come è importante dare il nome giusto alle cose, alle persone (provate a chiamare vostro marito Giovanni, mentre all’anagrafe è registrato Arturo e poi sappiatemi dire se non ho ragione) e alle sensazioni.

Chi soffre o ha sofferto di attacchi di panico o ansia, come l’espertona che scrive qui, spesso fa un gran casino e chiama ansia, quando non proprio panico, qualunque sensazione vada fuori dall’ordinario e la faccia salire i battiti cardiaci da 80 a 82… Pressione bassa al mattino, magari con annesso svarione: oddiooddiooddio ecco che arriva l’attacco; stanchezza ma di quelle brutte e ignoranti che non puoi gestire perché magari ne hai mille e una da fare: oddiooddiooddio e c’ho l’ansia, aiuto…

Nel mio, disperato, caso di ansiosa semiseria a tratti impanicata anche se mi arrabbio mi spavento, o se mi emoziono troppo per qualcosa e il cuore accelera io vado in tilt e mi impongo, per sopravvivere, di calmarmi. Non penso: sono arrabbiata o sono emozionata, noooo! Se lo pensassi sarei una persona ‘normale’ (con molte virgolette perché io, da suonatella quale sono, stigmatizzo la normalità): per me è naturale, automatico, leggere queste sensazioni come anticamera del panico. Del resto se mi metto, adesso qui al computer e in assoluta tranquillità, a riflettere ci arrivo anche da sola: un attacco di panico è un episodio in cui l’emozione (orrenda orrenda orrenda) della paura è fortissima, il cuore accelera, il respiro si fa corto, le gambe non reggono e (nel mio caso), le mani si ricoprono di antipaticissime formiche. Formiche escluse quando mi arrabbio ho tutte queste sensazioni: battito cardiaco accelerato, respiro corto, gambe un pelo molli… Idem se mi emoziono per qualcosa, anche di bello.

Fatto il mio bel ragionamento sono giunta a una conclusione: da oggi mi impegno a dare il nome giusto alle mie emozioni. Eih, non ho detto che non mi prenderò un accidente di paura quando mi arrabbio, ma che almeno proverò a dire: “Sono arrabbiata e magari mi verrà un colpo al cuore per questo”, ma proverò a smettere di pensare: “Oddiooddiooddio cos’ho? Ecco un attacco”! Quando qualcuno mi manda in bestia…

E come sempre: vai così Ciccia che vai alla grande!

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